Angeli e demoni dell'intelligenza artificiale

Uomo e macchina a confronto

Angeli e demoni dell'intelligenza artificiale

di Giulia Nicoletti

Mercoledì 21 novembre si è tenuta presso la sala della Cooperazione la conferenza “Angeli e demoni dell'intelligenza artificiale”, organizzata dalla Fondazione Bruno Kessler in collaborazione con l'Associazione Italiana per l'Intelligenza Artificiale.

L'incontro, moderato da Massimo Sideri del Corriere della Sera, aveva l'obiettivo di gettare luce, prendendo in considerazione svariati punti di vista, su un campo di ricerca, quello dell'intelligenza artificiale, estremamente affascinante e di avanguardia, ma che al tempo stesso crea preoccupazione.

Il primo ospite a intervenire è stato Pietro Poccianti, presidente dell'Associazione Italiana per l'Intelligenza Artificiale, il quale ha descritto lo stato attuale delle ricerche in campo AI. Ad oggi un robot dotato di AI è in grado di competere con l'uomo e superarlo in alcuni ambiti specifici: sa giocare a scacchi e poker meglio dell'uomo, leggere una radiografia, effettuare diagnosi mediche molto precise, ecc. Non è ancora in grado però di eguagliare l'intelligenza umana in tutte le sue articolazioni.

Dopo di lui ha preso la parola Francois Pachet, Direttore dello Spotify Creator Technology Research Lab, il quale ha illustrato l'utlizzo dell'AI in un campo poco scientifico come quello dell'arte. Fornito dei dati necessari, l'AI è in grado di riprodurre lo stile di un pittore e di ricreare così il suo quadro più famoso. Ma sa anche fare qualcosa in più, ovvero comporre melodie del tutto nuove fondendo le caratteristiche stilistiche salienti di due artisti che tra loro non hanno apparentemente nulla in comune. Sulla base di questa capacità, nel 2017 è stato pubblicato il primo album creato interamente da AI, Hello Shadow, che oggi su youtube conta circa 8 milioni di visualizzazioni. Al progetto hanno partecipato artisti di fama internazionale come Stromae, convinto che il fututo della musica sia nelle mani dell'AI.

La parola è poi passata a Francesco Profumo, presidente di FBK, che si è concentrato sulle conseguenze di un'introduzione sempre più massiccia dell'AI nel mondo del lavoro. Si è stimato che nel 2018 sono stati creati 133 milioni di nuovi posti di lavoro: di questi, 58 milioni sono stati occupati dall'AI. L'obiettivo dell'educazione scolasica deve quindi essere quello di insegnare allo studente a imparare, rimettendosi in gioco continuamente, nella prospettiva di un mondo del lavoro in costante evoluzione.

Il quarto ospite a prendere la parola è stato Carlo Casonato, componente del Comitato Nazionale per la Bioetica nonché docente all'università di Trento, che ha subito messo in luce il ritardo della regolamentazione dell'uso dell'AI. La questine che i giuristi si trovano ad affrontare oggi è però estremamente complessa e riguarda quello che Casonato ha definito il “paradigma della decisione”: un conto è permettere all'AI di svolgere un ruolo di assistenza nelle attività umane; un altro è delegargli la facoltà di decidere: è giusto lasciare che l'AI, una volta diagnosticato un tumore in un paziente, si sostituisca al medico e decida al suo posto se e come intervenire, solo perché in grado di farlo?

Michela Milano, Vice-presidente dell'Associazione Europea per l’Intelligenza Artificiale, ha infine illustrato l'utlizzo dell'AI nell'ambito dello sviluppo sostenibile, portando l'esempio significativo di come l'AI possa diventare uno strumento chiave nella risoluzione di crisi ambientali. Analizzati i fenomeni di un ecosistema, l'AI sa prevederne la dinamica e formulare modelli decisionali per agire di conseguenza, accurati sulla carta ma che non prendono in considerazione 2 elementi chiave. Da un lato la macchina non è in grado di prendere decisioni etiche: lasciare indietro una piccola percentuale di popolazione per salvare la maggioranza è qualcosa che a noi sembra disumano. Dall'altra, l'AI non tiene conto del fattore umano, ovvero di come la mente reagisce di fronte a situazioni di stress e pericolo, che non si può tralasciare perché chiave nel determinare la riuscita o il fallimento della sua messa in sicurezza.

Il dibattito finale ha ribadito il punto focale della serata: per quando l'AI sia utile, non sa ancora sostituire l'uomo e, forse - hanno lasciato intendere gli esperti - non potrà mai farlo del tutto: ciò che ci distingue dall'AI è la nostra capacità innata di porci sempre delle domande, che sono quelle che spingono avanti la ricerca e permettono la realizzazione di strumenti come quello dell'AI stesso.

 

 

 

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