Chernobyl, 40 anni dopo: tra radiazioni e ritorno della natura al MUSE

A quarant’anni dal disastro nucleare, Chernobyl continua a essere un laboratorio a cielo aperto per studiare il rapporto tra impatto umano e resilienza degli ecosistemi. Se ne parla mercoledì 6 maggio alle 20.45 al MUSE – Museo delle Scienze, nell’ambito della rassegna “Talk Biodiversi”.

Protagonisti dell’incontro saranno i ricercatori German Orizaola Pereda (Università di Oviedo) e Pablo Burraco Gaitán (Stazione Zoologica di Doñana), che racconteranno come la cosiddetta Zona di Esclusione si sia trasformata, nel tempo, in una delle più grandi aree selvatiche d’Europa.

Dopo l’esplosione del reattore nel 1986 e l’evacuazione di centinaia di migliaia di persone, l’assenza dell’uomo ha favorito un processo inatteso di rinaturalizzazione. Oggi l’area ospita lupi, linci, cervi, alci e numerose specie di uccelli, diventando un caso di studio unico per la comunità scientifica.

Accanto alla “rinascita” della fauna, però, la ricerca evidenzia anche effetti ancora presenti delle radiazioni su animali, insetti e piante, tra alterazioni genetiche e cambiamenti nello sviluppo. Un equilibrio complesso che rende Chernobyl un osservatorio privilegiato sui meccanismi di adattamento della vita in condizioni estreme.

L’incontro, in inglese con traduzione, è a ingresso libero e propone una riflessione più ampia sul ruolo dell’essere umano negli ecosistemi e sulla capacità della natura di reagire ai grandi disastri ambientali.