Il sistema Big Data per misurare la vitalità delle città italiane

Il sistema Big Data per misurare la vitalità delle città italiane

di Cristina Degli Agli

L’Università di Trento riveste un ruolo fondamentale nell’ambito delle collaborazioni internazionali con diversi partner industriali e diverse realtà scientifiche. Ecco l’ultima novità nel campo della ricerca e dell’innovazione.

I ricercatori del DISI - Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione hanno collaborato con il Mobile and Social Computing (MobS) e Joint and Explorative Research Project della Fondazione Bruno Kessler per la sperimentazione di un nuovo sistema che permette di misurare la vitalità delle grandi città italiane.

Il sistema dimostra per la prima volta la validità anche nella realtà italiana delle quattro condizioni di vitalità cittadina teorizzate nel 1961 da Jane Jacobs (1916-2006) nel suo saggio di sociologia urbana su morte e vita delle metropoli americane dal titolo “Vita e morte delle grandi città”. 

L’esperimento è stato reso possibile con il sistema BigData, ovvero base dati che hanno tre caratteristiche peculiari: volume, velocity, variety.

- Volume: nel senso di ingenti quantitativi di data set non gestibili con i database tradizionali 

- Velocity: dati che affluiscono e necessitano di essere processati a ritmi sostenuti o in tempo reale

- Variety: ossia dati di diversa natura e non strutturati come testi, audio, video, flussi di click, segnali provenienti da cellulari, sensori, transazioni commerciali di vario genere.

Dunque si tratta di qualcosa di molto più complesso, che coinvolge la capacità di incrociare dati non solo provenienti dal web, ma anche da archivi “offline” o dagli oggetti che utilizziamo. 

Per questa sperimentazione sono stati utilizzati i dati forniti da TIM.

Le città italiane che sono state prese finora in considerazione sono Roma, Milano, Napoli, Bologna, Firenze e Palermo.

Nel libro, la Jacobs sostiene che l’attività può prosperare solo nelle città in cui l’ambiente è vario. La varietà richiede quattro condizioni:

1. Multifunzionalità dei distretti: ciò permette di attirare le persone con diversi scopi in diversi momenti della giornata;

2. Densità delle persone ed edifici di ogni distretto;

3. Piccole dimensioni degli isolati: Ciò permette di dare al cittadino maggiore possibilità di interagire;

4. Eterogeneità degli edifici.

Il lavoro è stato presentato il 4 maggio scorso (esattamente un secolo dopo la nascita della studiosa) alla venticinquesima edizione della manifestazione internazionale WWW’16 (Conference on World Wide Web), che si è tenuta nelle scorse settimane a Montreal (Canada) ed è stato scelto come argomento di discussione nella MIT Technology Review di Boston.  

Il sistema utilizza un metodo innovativo, come sottolinea Marco Denadai, dottorando di Unitn/FBK. «Abbiamo individuato una valida alternativa ad attività lunghe e costose di raccolta dati: raccogliere dati di mobilità attraverso le interazioni dei device connessi con la rete telefonica». Ed aggiunge «Estraiamo dati sull’attività umana, sull'uso del territorio e sulla situazione socio-demografiche attingendo alle informazioni rese disponibili dal Censis e da Open Street Map. Il dato abilitante in tale processo è quello di telefonia mobile che permette un’analisi di elevata qualità su come le persone si distribuiscono e si muovono sul territorio. L’accesso a questa tipologia di dato deriva dall’impegno di Telecom Italia che attraverso il Joint Open Lab SKIL di Trento collabora con FBK e UniTrento in ottica Open Innovation. In questo modo siamo riusciti a dimostrare che anche in Italia le quattro condizioni teorizzate da Jane Jacobs sono associate all’intensità della vita delle città, a ciò che Jacobs definiva “vibrant city life”. Siamo contenti di essere arrivati a questo risultato adesso: ci sembra un omaggio alla studiosa che era nata il 4 maggio del 1916. È un po’ come dirle “Happy Birthday, Jane!”».

 

immagine: unitn

 

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