Cos’è ProMemoria Auschwitz e qual è il tuo ruolo al suo interno?
Faccio parte dell’esecutivo di Arci del Trentino, che mi ha affidato la gestione di ProMemoria Auschwitz. È un’iniziativa che in realtà è parte di una piattaforma di progetti più ampia, chiamata COORDINATE – Rotte di Cittadinanza, che comprende anche Estate in Campo, Ultima fermata Srebrenica e infine Democrazia in Movimento, l’ultimo arrivato, che quest’anno ci ha portati a Genova, a fine settembre, a capire i fatti del G8 del 2001. Questa piattaforma è finanziata dalla Provincia autonoma di Trento e dalla Regione, come insieme di progetti di cittadinanza attiva.
ProMemoria Auschwitz è forse il nostro viaggio più famoso, ed è anche il più grande per partecipazione: coinvolge ragazze e ragazzi dai 17 ai 25 anni, anche se la fascia più numerosa è quella tra i 17 e i 20 – dalla fine del liceo ai primi anni di università. È quindi di solito il primo passo verso i temi della cittadinanza attiva e dei viaggi di memoria.
Durante il viaggio i partecipanti visitano alcuni dei luoghi simbolo della persecuzione e dello sterminio: il ghetto ebraico di Cracovia e i campi di Auschwitz e Birkenau.
Perché portare i giovani ad Auschwitz? Che differenza c’è rispetto a studiarlo a scuola?
Innanzitutto per il valore del viaggio in sé, in particolare del viaggio di memoria, che permette di vivere la storia sulla propria pelle e vederla con i propri occhi: c’è un elemento sensoriale importante, in questo. Muoversi verso dei luoghi per poterli visitare, per poterli vivere, ha un valore intrinseco.
Andare in luoghi come Auschwitz ha avuto, nel tempo, un’evoluzione concettuale: quindici anni fa ci si andava in un modo, oggi in un altro. Il filo conduttore, però, rimane lo stesso: portare i ragazzi a vivere un’esperienza che non sia solo storica, ma che, attraverso la storia e la memoria, dia loro la possibilità di capire il presente.
Questo è il cuore del progetto. Spesso mi chiedono perché proporre qualcosa di vecchio di 81 anni, con tutto ciò che stiamo vivendo adesso. In realtà scegliamo un evento successo 81 anni fa proprio perché abbiamo la distanza necessaria da quello che per decenni abbiamo definito il punto più basso toccato dalla civiltà, in particolare europea.
Possiamo analizzarlo, capire come si è arrivati a far sì che un posto come Auschwitz esista e che cosa ne è nato dopo. Comprendere i processi, totalmente e completamente umani, che hanno portato alla persecuzione di milioni di persone ci dà gli strumenti per leggere l’oggi.
Un genocidio rimane un genocidio a prescindere da chi lo subisce o da chi lo compie. Le dinamiche di propaganda, di costruzione del nemico, di fabbricazione del consenso e di eliminazione del dissenso interno attraversano le epoche. Studiarle in un contesto storico che tutti conoscono ci permette di riconoscerle quando si ripresentano. Ecco perché andiamo ad Auschwitz.
C’è qualcosa che succede ai ragazzi durante o dopo il viaggio che ti ha colpito particolarmente?
Ho partecipato a varie edizioni e ogni volta è un viaggio diverso, perché sono diversi i partecipanti. Negli anni sono cambiate anche le dinamiche sociali attorno a loro: arrivano al viaggio, e ne tornano, in modo diverso a seconda di ciò che sta accadendo nel mondo.
Penso, per esempio, alla pandemia, che per i ragazzi di questa generazione è stato un elemento dirompente: sono stati anni di socialità difficile, mentre un viaggio come questo è un’esperienza collettiva, una comunità viaggiante. A questo si aggiunge il clima informativo e politico di oggi: gli adolescenti sono sommersi da informazioni e faticano a distinguere quelle corrette da quelle false, soprattutto sui temi che li toccano in prima persona. Questa confusione arriva con loro anche nel progetto. Per questo il primo lavoro dei laboratori è ricordare ai ragazzi che non esistono risposte semplici a problemi complessi. Capirlo dà loro una chiave di lettura della realtà, ed è forse la cosa più rassicurante per loro.
Quello che però non è mai cambiato, in tutti i gruppi che ho visto partire e tornare, è la voglia di fare. Un viaggio del genere è un attivatore: smuove qualcosa dentro e ti fa vedere ciò che prima non vedevi, a casa tua, nella tua comunità, nel tuo quartiere, nel tuo paese. Ed è questa spinta a rendere ProMemoria Auschwitz un progetto di cittadinanza attiva, e non soltanto un viaggio di memoria.
Lo sguardo che ho visto nei partecipanti al ritorno è sempre quello del “devo mettermi in gioco, devo fare qualcosa”. Può voler dire entrare nell’associazione del paese, fare il volontario in un circolo, impegnarsi in un altro viaggio: le declinazioni possono essere mille, ma la spinta è la stessa, quella del “ho imparato a rendermi conto di ciò che mi circonda e quindi mi devo attivare”.
Che cosa diresti a un giovane che sta valutando di iscriversi?
Una volta, prima del Covid, andavamo in treno; adesso andiamo in autobus. Una frase però l’abbiamo mantenuta: quando torniamo diciamo sempre che “dal treno non si scende mai”, cioè che il viaggio continua.
Le esperienze che i partecipanti vivono sono così forti che, a distanza di anni, vedo ancora persone che si sono conosciute in viaggio frequentarsi e uscire insieme: nascono amicizie, nascono rapporti. Si entra sconosciuti e si esce con la sensazione che le uniche persone con cui vorresti stare, in quel momento, siano quelle che hanno vissuto l’esperienza con te. Poi c’è il rapporto con la comunità, il sentirsi portatori di un messaggio, di un valore: una dimensione che i partecipanti sentono molto forte e a cui tengono molto.
Se un ragazzo mi chiedesse: “Ma perché dovrei iscrivermi? Perché dovrei venire?”. Potrei dargli tante risposte diverse, ma l’essenziale è che un progetto come questo o lo vivi, o ti verrà raccontato. E allora vivilo, che è meglio.
Qualcos’altro che vuoi aggiungere?
Siamo in piena raccolta degli iscritti per l’edizione 2027! Siamo quasi in dirittura d’arrivo: manca ancora qualche giorno, perché le iscrizioni chiudono il 3 novembre. Il modulo va compilato online sul sito di Arci del Trentino, e lo trovate anche su tutti i nostri profili sui social media.
Partecipare a questo progetto secondo me ha un’importanza chiave, non solo per le singole persone ma per l’intera comunità. Parlo anche ai genitori che mandano i propri figli e le proprie figlie in viaggio, magari minorenni ma anche maggiorenni: è un viaggio che finisce per coinvolgere tutta la famiglia.
Quindi, venite con noi!