In una scena del film Se permuta (1985), ballerine in costumi succinti e sgargianti danzano in un casinò su un ritmo trascinante e allegro. È L’Avana degli anni Ottanta: dinamica, brillante, fatta di case in costruzione e notti di musica e festa. In questa città si muove la commedia di Juan Carlos Tabío, che segue, di autobus in autobus, la protagonista: una donna non più giovane, inventiva e determinata, alla ricerca di un appartamento in un quartiere ricco nella speranza di compiere, insieme alla figlia, un salto di classe.
Il film è stato proiettato lunedì 2 novembre alle 20:00 al Teatro Sanbàpolis di Trento, a ingresso libero, nell’ambito della sesta edizione della rassegna “La Rampa”, organizzata da Filorosso Onlus. La pellicola è stata presentata in lingua originale, con sottotitoli italiani nati da un laboratorio di traduzione con studenti del liceo Sophie Scholl. Prima della proiezione è stata raccontata l’esperienza: uno spagnolo caraibico dal ritmo diverso da quello che si studia a scuola, le parole culturalmente specifiche, la possibilità di immergersi in un’altra realtà, familiarizzandoci a poco a poco. E poi il piacere di ipotizzare traduzioni alternative, di confrontarsi e di scambiarsi idee, in un lavoro di gruppo in cui ciascuno ha portato qualcosa di personale.
A fine proiezione ha preso la parola la deputata Sara Ferrari, da poco rientrata dalla missione umanitaria “Rotta su Cuba” di settembre 2026. Ha descritto un’Avana oggi irriconoscibile: immobile, spettrale, buia, agli antipodi di quella appena vista sullo schermo. Dove il film mostrava vita, oggi non ci sono luce né musica, se non nei pochi locali dotati di impianto fotovoltaico.
La causa, ha spiegato, è la mancanza di energia. Dopo il blocco alle forniture imposto dagli Stati Uniti a inizio di quest’anno, il petrolio non arriva più a Cuba. I trasporti sono quasi bloccati, molti alimenti non vengono più prodotti, le pompe per l’acqua sono ferme e manca l’elettricità; la corrente arriva per circa tre ore a notte e va spesa tutta insieme per lavatrice, doccia e altre azioni quotidiane di prima necessità. Ferrari ha raccontato di ristoranti tetri e abbandonati, di persone che hanno perso il lavoro, di stipendi che si aggirano attorno ai dieci dollari al mese, di farmacie vuote e di ospedali che, in mancanza di medicinali, sminuzzano e mescolano le scorte rimaste, sperando che abbiano un minimo effetto sui pazienti.
Ciò che manca di più, ha osservato la deputata, è la prospettiva di un futuro: l’opposto dell’energia, dell’ottimismo e del desiderio di cambiamento che animano la commedia di Tabío. L’unico segnale di speranza è arrivato a giugno, quando il governo cubano ha varato 176 misure di riforma sociale ed economica, con un’apertura al settore privato per favorire la ripresa. Ma il blocco americano ne limita fortemente gli effetti.
Il 7 ottobre il Parlamento italiano ha approvato all’unanimità un indirizzo a favore degli aiuti umanitari a Cuba, ma a fine ottobre l’Italia si è astenuta all’Assemblea generale dell’Onu sulla risoluzione che chiede di revocare l’embargo statunitense, per la prima volta in 34 anni. Un voto definito «un tradimento della posizione storica del Paese», anche alla luce dei legami tra Cuba e Italia, che nel 2020, durante la pandemia, e di nuovo nel 2023 hanno portato i medici cubani a offrire aiuto negli ospedali italiani.
Durante il viaggio la carovana “Rotta su Cuba” ha consegnato centinaia di chili di farmaci, destinati in particolare all’ospedale García dell’Avana, e materiale scolastico. Il progetto “Energia per la vita” ha raccolto circa 380mila euro, spesi in gran parte per pannelli fotovoltaici per ospedali e scuole. La priorità resta portare pannelli solari agli ospedali, perché senza energia non c’è cura possibile.