Ci sono luoghi che attraversiamo ogni giorno senza guardarli davvero. Angoli del territorio un tempo pieni di vita, incontri e relazioni, che oggi fanno da sfondo ai nostri spostamenti quotidiani, fino quasi a diventare invisibili. Da questa riflessione nasce “A tu per tu – Camminate per abitare i luoghi”, un percorso partecipativo ideato da Giorgia Vulcan, residente a Terre d’Adige e laureata magistrale in Scienze del paesaggio, e selezionato e finanziato dalla call Rigenera 2026.
Il progetto propone tre appuntamenti tra cammino, osservazione, dialogo e convivialità nei dintorni di Zambana Vecchia, con l’obiettivo di riscoprire il paesaggio e rafforzare il senso di appartenenza e di comunità. «Durante il mio percorso di studi ho capito quanto sia importante abitare i propri luoghi e i propri paesaggi – spiega Vulcan – ma anche essere consapevoli del ruolo che abbiamo al loro interno. Noi abitanti possiamo diventare i primi attori del nostro paesaggio, e non soltanto spettatori».
Si parte domani, martedì 25 agosto alle 18, con ritrovo a Zambana Vecchia. La prima camminata sarà dedicata all’educazione allo sguardo e all’osservazione sensibile del paesaggio, accompagnata da Sara Bin, docente di didattica della geografia ed educazione al paesaggio. Parteciperanno anche Elisa Travaglia e Paolo Piffer dell’azienda agricola La Campirlota.
Il secondo appuntamento è in programma martedì 15 settembre alle 18, sempre a Zambana Vecchia, con l’antropologa e illustratrice Lorena Martinello, per riflettere sui temi della comunità, dell’abitare e delle relazioni sociali nei territori contemporanei.
Il percorso si concluderà martedì 22 settembre alle 20 circa, nelle sale dell’oratorio di Nave San Rocco, con un laboratorio dedicato alla costruzione di una mappa partecipativa del territorio, nella quale raccogliere riflessioni, criticità, risorse e visioni per il futuro.
L’iniziativa si inserisce negli Obiettivi 11 e 17 dell’Agenda 2030, dedicati alle comunità sostenibili e alla collaborazione. Perché conoscere un luogo significa anche imparare a viverlo diversamente e riconoscersi parte della comunità che lo abita.
Foto: Zambana Vecchia, di Nicola Cagol