Il Monte Bondone e la sfida del cambiamento climatico

Presentati giovedì 8 ottobre in un incontro pubblico a Sociologia i risultati della ricerca condotta da UniTrento e MUSE sull’area delle Viote. Il report, realizzato nell’ambito del protocollo UniCittà, analizza impatti ecologici, trend climatici, risorsa idrica e scenari turistici. Tra le raccomandazioni: no a grandi bacini nella piana, valorizzazione dell’invaso esistente a Mezavia e sviluppo turistico nelle stagioni intermedie.

Evitare un bacino per l’innevamento nella piana delle Viote, per tutelarne il patrimonio naturalistico, e valutare invece l’ampliamento dell’invaso già presente a Mezavia. È una delle indicazioni principali emerse dallo studio multidisciplinare realizzato dall’Università di Trento e dal MUSE – Museo delle Scienze, presentato giovedì 8 ottobre nell’Aula 16 del Palazzo di Sociologia.

La ricerca, promossa nell’ambito del protocollo d’intesa UniCittà tra Ateneo e Comune di Trento, ha analizzato le fragilità ecologiche e idrologiche del Monte Bondone e le prospettive del suo sviluppo turistico in uno scenario di cambiamento climatico. Il report evidenzia il valore delle Viote, un’area caratterizzata da ambienti umidi, praterie alpine, boschi e una ricca biodiversità, oltre che da importanti testimonianze geologiche e archeologiche. Un grande bacino artificiale potrebbe alterare in modo irreversibile la morfologia glaciale, danneggiare habitat e compromettere gli equilibri idrici della piana.

Lo studio sottolinea inoltre che il riscaldamento globale ridurrà progressivamente le condizioni favorevoli all’innevamento programmato, soprattutto nella parte più bassa del comprensorio. Per questo, oltre all’eventuale ampliamento dell’invaso di Mezavia, i ricercatori suggeriscono di valutare piccoli bacini soltanto in aree già infrastrutturate, come nei pressi di Vason, con soluzioni progettuali compatibili con la fauna e la vegetazione.

La ricerca affronta anche il futuro economico della montagna cittadina. I dati sui flussi turistici mostrano una forte stagionalità, che rende necessaria una maggiore integrazione tra Trento e il Bondone. Tra le prospettive indicate ci sono la valorizzazione della primavera e dell’autunno, le attività didattiche legate alla biodiversità e alla cultura rurale delle malghe e una mobilità più sostenibile, per costruire un’offerta capace di attrarre visitatori durante tutto l’anno.