«Devo garantire che il CONI lavori nel rispetto delle regole, con molta cautela e buonsenso». Le parole di Luciano Buonfiglio cercano di dare una spiegazione. Ma tutto questo ha un senso?
Giovanni Malagò sarà commissario della FIGC, dopo che essa è stata commissariata in seguito all’errato iter che ha portato all’elezione, lo scorso 22 giugno, dello stesso Malagò. La reazione del web non si è fatta attendere: dal definire questa scelta ‘la cosa più italiana che c’è’ fino a descrivere il sistema come una ‘mafia’. Prima di arrivare a queste conclusioni però, bisogna analizzare se effettivamente dietro a questa scelta sussista una logica o ci sia un cortocircuito istituzionale da denunciare.
Tutto nasce dall’elezione a Presidente FIGC di Giovanni Malagò: al momento della candidatura, egli non era correttamente tesserato alla stessa federazione. Un criterio che ha aperto un importante dibattito giuridico: partendo da quello che è un requisito statutario, la cui incidenza sulla candidabilità è diventata oggetto di interpretazioni contrapposte, la disamina si è suddivisa sul definire questo criterio come criterio necessario oppure no.
A questo punto, dopo l’indagine della Procura FIGC, la Procura generale dello Sport del CONI ha ritenuto necessario approfondire la situazione. Il CONI, guidato da Luciano Buonfiglio, è quindi arrivato a questa conclusione decisamente divisiva. Una scelta tutt’altro che automatica, in quanto pareri giuridici acquisiti dal CONI non indicavano come conseguenza inevitabile il commissariamento; una decisione quindi, frutto della volontà del CONI di ammettere che questo procedimento fosse viziato, senza però andare a sovvertire un’altra volta la già debole struttura della FIGC. Fra le altre cose, questo ‘vizio’ di procedura era già emerso negli atti della giustizia federale: prima ancora dell’elezione di Malagò, Renato Miele aveva già contestato la sua candidatura, sollevando proprio la questione del mancato tesseramento:

L’Avvocato Renato Miele aveva già ufficialmente contestato la candidatura di Malagò, ponendo l’accento sul problema del tesseramento, ma la Corte non affrontò la questione nel merito, bensì dichiarò il ricorso inammissibile perché Miele, escluso dalla competizione, non era legittimato a contestare le candidature altrui. Parafrasando: ‘non stabiliamo se la tua contestazione sia fondata o meno, perché non sei nella posizione giuridica per proporla’.
Quanto detto però non basta a giustificare la motivazione che porta il CONI a nominare commissario il Presidente la cui elezione è stata al centro del vizio contestato: un commissario che dovrebbe evocare terzietà e discontinuità, risulta essere invece colui che deve, in un certo senso, rimediare all’irregolarità che ha coinvolto la sua stessa elezione. Qui si colloca il cortocircuito che l’opinione pubblica ha faticato a comprendere: la linea del CONI è stata quella di correggere l’errore senza condannare l’uomo, ripristinando la regolarità istituzionale senza trasformare un malfunzionamento – direi anche superficialità – in un terremoto istituzionale. Presidente e commissario, infatti, rispondono a due legittimazioni differenti: il primo riceve la propria legittimazione dall’elezione dell’Assemblea FIGC; il secondo dalla nomina del CONI ed è chiamato a ricostituire gli organi federali nella piena osservanza delle regole.
Di fronte a quella che è stata una gestione molto dubbia, la scelta del CONI sembra allora rispondere a un criterio di proporzionalità, in un clima già sotto pressione: alle tre mancate qualificazioni consecutive ai Mondiali, si aggiunge il percorso della redazione del dossier di Euro 2032, con la selezione delle sedi e il tema infrastrutturale ancora da delineare. Infatti, solo pochi giorni fa, la FIGC ha trasmesso alla UEFA i dossier di tredici città e quattordici stadi.
Si può discutere, e magari trovare un’argomentazione valida, a sostegno della cattiva gestione di questa situazione che di chiaro ha ben poco: ma in questo caso, mi sento di dire che ha prevalso il buon senso, e la necessità di non elevare a scandalo un errore che può essere corretto senza provocare automaticamente una crisi di legittimità dell’intero progetto federale. In un periodo in cui la FIGC si trova davanti non solo al patibolo dell’opinione pubblica italiana, ma anche sotto i riflettori europei per quanto riguarda l’organizzazione dell’Europeo, mantenere una struttura che possa offrire continuità e solidità è ciò che serve per affrontare una sfida, ma anche un’opportunità come questa, nel migliore dei modi.