Contratti precari e impropri, salari inadeguati, carenze di organico: lavoratori della cultura in sciopero

In concomitanza con la mobilitazione indetta a livello nazionale, anche a Trento, venerdì 12 giugno quattro categorie della Cgil, Funzione pubblica, Filcams, Slc e Nidil, hanno organizzato un presidio a sostegno della protesta delle lavoratrici e dei lavoratori della cultura, impiegati in musei, biblioteche, spazi archeologi e teatri spesso con contratti precari e sottopagati. Si tratta molto spesso di giovani qualificati, con titoli di studio elevato, che grazie alla loro competenza tengono vivi musei, spazi archeologi, biblioteche, teatri consentendo al grande pubblico di usufruire della cultura. Per quasi il 70 per cento di questi addetti la paga media oraria non supera gli otto euro netti. Una situazione insostenibile, resa ancora peggiore dai continui tagli al sistema culturale, rafforzati dalla scelta di dirottare sul riarmo risorse indispensabili a cultura e welfare.

L’ampio numero di sigle sindacali coinvolte è lo specchio della giungla contrattuale in cui sono immersi questi addetti: dipendenti pubblici, appalti, somministrazione, lavoro a chiamata e partite IVA. Tutti accomunati, però, da condizioni salariali e di lavoro inadeguate ai loro profili. A fronte di questa situazione le richieste di lavoratrici e lavoratori con le sigle sindacali sono chiare. Per cominciare una retribuzione equa per tutti e tutte, inclusi gli autonomi. Un obiettivo perseguibile con l’applicazione di contratti di filiera che restituiscano, tra l’altro, autorità salariale alla contrattazione collettiva, ponendo fine al sistematico ribasso operato attraverso l’impropria applicazione di contratti estranei ai settori o mediante l’utilizzo distorto di forme contrattuali atipiche.

Altro nodo la precarietà estrema che caratterizza il settore. Per i sindacati l’unica via d’uscita è la reinternalizzazione dei servizi servizi culturali esternalizzati, dai bibliotecari alle maschere, dal personale educativo nei musei. Solo attraverso percorsi di stabilizzazione si può superare la precarietà, l’iniquità e la discontinuità occupazionale. Appalti e concessioni nei servizi culturali pubblici ha distinto lavoratrici e lavoratori di serie A e di serie B, addetti che svolgono la stessa mansione ma con buste paga e diritti diversi al solo scopo di tagliare il costo del lavoro.

C’è poi la questione salute e sicurezza: le lavoratrici e i lavoratori precari dei settori della cultura sono i più esposti alle violazioni e dunque esposti a rischio. I sindacati pretendono che l’applicazione piena e uniforme della normativa in materia di salute e sicurezza anche nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori con contratti atipici, discontinui o autonomi, l’eliminazione del lavoro straordinario non retribuito come prassi strutturale e l’adozione di misure concrete ed esigibili contro ogni forma di discriminazione.

Infine il tema della carenza degli organici: i tagli alla cultura hanno prodotto carichi di lavoro insostenibili e un eccessivo ricorso all’esternalizzazzione. Anche in Trentino bisogna aumentare le risorse destinate al sistema culturale per riconoscere dignità e valore alle lavoratrici e ai lavoratori della cultura.

I sindacati auspicano si apra un confronto concreto con le controparti istituzionali, Provincia e Comuni, su internalizzazione e inquadramenti contrattuali. Non si si può vantare della bellezza del Trentino, non riconoscendo l’impegno, le competenze e la professionalità di quanti rendono questo patrimonio fruibile ai più.