Da esecutori a pionieri: al Festival dell’Economia il futuro immaginato dai giovani

Come tornare a immaginare il domani in una società segnata da crisi continue e adattamento permanente? È la domanda al centro dell’incontro promosso dalla Fondazione Franco Demarchi nell’ambito del Festival dell’Economia di Trento, dedicato al rapporto tra giovani, territori e futuro.

Il panel “Radici locali e orizzonti di cambiamento” ha proposto una lettura diversa delle nuove generazioni: non semplici soggetti chiamati ad adeguarsi ai cambiamenti, ma protagonisti di trasformazioni sociali, culturali e politiche, a patto che venga loro riconosciuto reale spazio decisionale.

A guidare il confronto è stata Elisa Rapetti, ricercatrice della Fondazione Franco Demarchi, che ha rilanciato il valore del legame con il territorio: “Le radici non sono il contrario del movimento, sono ciò che permette il movimento”.

Tra i temi affrontati anche il ruolo dell’Europa. Pietro Sala, della Fondazione Megalizzi, ha descritto l’Unione Europea come uno spazio di partecipazione e opportunità, sottolineando come il futuro del continente dipenderà anche dalla capacità di coinvolgere le nuove generazioni nella costruzione delle politiche.

L’attenzione si è poi spostata sul territorio trentino e sulle condizioni necessarie per trattenere o riportare i giovani. Sabrina Berlanda, ricercatrice della Fondazione Franco Demarchi, ha evidenziato la necessità di superare una narrazione fondata sulle mancanze: “Un territorio abitabile è quello in cui le persone possono immaginare una vita felice e costruire progetti”.

In chiusura, il sociologo Stefano Laffi ha delineato il profilo degli adulti del 2050: persone cresciute senza percorsi lineari, abituate a cambiare direzione e ad apprendere continuamente. “Più che esecutori – ha concluso – saranno pionieri”.