Meno giovani, più precarietà e forti squilibri territoriali e di genere: sono alcune delle sfide emerse al Festival dell’Economia di Trento durante il confronto dedicato al rapporto tra demografia e lavoro.
Al centro del dibattito, con Alessandro Rosina, Edoardo Italia, Francesco Seghezzi e Marilena Guerra, una domanda chiave: come costruire il futuro del lavoro in un Paese che invecchia? “Oggi in Italia gli under 30 sono il 27% della popolazione, il dato più basso d’Europa – ha spiegato Rosina – ma il problema non è solo quantitativo: i giovani lavorano meno rispetto agli altri Paesi e vengono sotto-utilizzati”.
Secondo gli esperti, la risposta passa da un migliore accesso al mercato del lavoro, soprattutto per donne e giovani. Seghezzi ha richiamato anche temi più controversi, come l’innalzamento dell’età pensionabile e l’introduzione diffusa delle tecnologie, da accompagnare però con modelli di lavoro sostenibili.
Sul fronte giovanile pesa la qualità dell’occupazione. “Per molti ragazzi il lavoro è discontinuo, precario, sottopagato e spesso incoerente con il percorso di studi”, ha sottolineato Edoardo Italia, evidenziando anche il peso delle disuguaglianze territoriali.
La dimensione di genere resta centrale. In Trentino il tasso di occupazione sfiora il 72%, ma, ha ricordato Marilena Guerra, “la componente più fragile resta quella femminile”: circa 20 mila donne sono fuori dal mercato del lavoro e 45 mila lavorano part-time, spesso per i carichi di cura legati a figli e anziani.
Per affrontare la crisi demografica, il messaggio emerso dal panel è chiaro: servono investimenti strutturali nei servizi, nell’occupazione e nelle opportunità offerte alle nuove generazioni.