Nei ghiacciai alpini esiste una biodiversità invisibile capace di sopravvivere in condizioni estreme. A rivelarlo è una nuova ricerca coordinata dal MUSE – Museo delle Scienze insieme all’Università di Padova e all’Accademia Polacca delle Scienze. Ma lo studio lancia anche un allarme: alcuni organismi scoperti dai ricercatori risultano già scomparsi a causa della crisi climatica.
Al centro della ricerca ci sono i moscerini del genere Diamesa, insetti che vivono nei torrenti glaciali a temperature vicine allo zero. Le loro larve si nutrono quasi esclusivamente di materiale minerale, ma riescono a sopravvivere grazie a particolari batteri intestinali definiti dagli studiosi “chef metabolici”. Microrganismi come Massilia, Serratia e Pseudomonas trasformano infatti i pochi detriti organici presenti nell’ambiente in nutrienti essenziali.
Accanto alla scoperta scientifica emerge però il lato più drammatico dello studio. Le ricercatrici Valeria Lencioni ed Elzbieta Dumnicka hanno descritto una nuova specie di verme acquatico, la Cernosvitoviella cryophila, individuata in campioni raccolti negli anni Novanta vicino al ghiacciaio del Carè Alto. Nei monitoraggi effettuati nel 2022 la specie non è stata più trovata: il ritiro del ghiacciaio e l’aumento della temperatura dell’acqua ne avrebbero distrutto l’habitat.
La ricerca evidenzia inoltre il possibile rilascio di batteri rimasti “congelati” per secoli nei ghiacciai, tra cui microrganismi collegati ad antrace, Salmonella e Legionella. Un fenomeno che, secondo gli studiosi, richiederà controlli sempre più attenti nei prossimi anni.