Sta per partire l’ormai tradizionale stagione letteraria estiva organizzata dalla Biblioteca Comunale e La Piccola Libreria di Levico Terme , che invitano gli amanti delle buone letture a una piccola rassegna letteraria dal titolo tanto semplice quanto suggestivo: SCRITTRICI.
Tre sabati pomeriggio pensati dalle organizzatrici con l’obiettivo di contrastare il tempo corto e freddo di febbraio con incontri letterari che trattano temi importanti: un saggio che guarda alla figura della donna oltre la maternità e mette in discussione il mito materno, un romanzo che squarcia il tabù della pedofilia nella Chiesa con urgenza etica e verità, un racconto delle donne trentine in cammino che esplora il mondo dell’ambulantato femminile.
Tutti gli incontri si svolgeranno presso la Sala consiliare del Comune di Levico Terme (via Marconi, 6). Ingresso libero.
Sabato 7 febbraio, ore 18.00
Laura Pigozzi in dialogo con Fausta Slanzi, giornalista
“NON SOLO MADRI. Riscoprire la donna oltre la maternità” Raffaello Cortina editore, 2025.
Il recente saggio di Pigozzi apre un nuovo scenario che mette in discussione il mito della madre e della plusmadre, perché si tratta, per ciascuna, di lasciare che il proprio essere-donna trovi una forma singolare di espressione nel desiderio che oltrepassi la riduzione sociale alla sola funzione generativa.
Cosa resta di una donna quando la maternità occupa tutto lo spazio, intimo e sociale? Perché, oggi come ieri, la figura rassicurante della madre continua a essere preferita a quella, più complessa e scomoda, di una donna come soggetto desiderante? “Una madre non può essere tutto per una figlia o un figlio senza perdere molto di sé e senza togliere moltissimo a loro” scrive l’autrice. Eppure, oggi più che mai, le madri sono immerse in una narrazione idealizzante che le esalta proprio in quanto sacrificali. Ma una società che idolatra la madre e rimuove la donna ha un impatto penalizzante sulla realizzazione di tutte, tanto nel collettivo quanto nel privato, e ancora troppe donne che non hanno avuto figli si dicono fallite. “In ogni donna c’è un enigma, qualcosa di opaco anche a se stessa: un punto cieco in cui proviamo a entrare.”
Attraverso casi clinici, riferimenti psicoanalitici, letterari e cinematografici, e la storia di figure esemplari come Maria Callas, Camille Claudel e Lou Andreas-Salomé, l’autrice riflette sulla complessità e le oscillazioni dell’essere donna per provare ad articolare la maternità in modo nuovo: una “maternità femminista”, che non annulli la femminilità ma la integri, un’esperienza trasformativa capace di arricchire la vita di una donna senza soffocarne la creatività e la passione. “La maternità non è alienazione se resta attraversata da un desiderio di donna. E allora una madre sa guardare i figli andare, perché lei stessa è ancora in viaggio.”
Laura Pigozzi, psicoanalista, psicologa clinica e giuridica penale e civile, filosofa, si è formata in Italia e in Francia. Alla luce della teoria psicoanalitica legge i fenomeni sociali contemporanei che riguardano le donne, gli adolescenti, le nuove strutture famigliari, i rapporti genitori-figli. È l’ideatrice del concetto di plusmaterno. È nel direttivo della Fondation Européenne pour la Psychanalyse con sede a Parigi. Collabora con diverse riviste internazionali ed è sovente ospite di trasmissioni radio e televisive nazionali.
Sabato 14 febbraio, ore 18.00
Mariapia Veladiano in dialogo con Lucia Martinelli, biologa e presidente piattaforma scienziate Europee
“DIO DELLA POLVERE” Guanda, 2025
Dio della polvere ha inizio con Chiara, una donna di fede, professionista della cura, fisioterapista, di fronte a un vescovo. Quell’incontro è il primo di una schermaglia che metterà in discussione le strutture del potere e l’inerzia che spesso è complice dell’omertà; Chiara infatti ha bussato alla porta del vescovado per una ragione: Luna, una ragazza giovanissima arrivata nel suo studio di fisioterapia, è stata vittima di una violenza e, anche se lei non ne vuole parlare, il suo corpo parla per lei.
Mariapia Veladiano, scrittrice, cattolica e laureata in teologia, mette in scena un dialogo serrato tra una donna e un vescovo: al centro, la fede, le vittime e la responsabilità dell’istituzione ecclesiastica. Senza scivolare nella morbosità. Veladiano precisa che non è un libro contro la Chiesa, ma un richiamo alla sua missione di affrontare con le armi del Vangelo lo scandalo degli abusi. Il vescovo in un passaggio chiede a Chiara perché crede ancora. E lei: «Non siete così importanti da togliermi la fede. Il sonno sì, ma la fede no. Gesù è un meraviglioso compagno di viaggio nella mia vita. Mi alzo la mattina e non sono sola».
Con la sua scrittura intensa e diretta, l’autrice vicentina entra nel cuore del tema più scottante per la Chiesa cattolica, quello degli abusi spesso taciuti sui giovani e le donne. Un romanzo che ha il ritmo serrato e feroce di un dialogo a due ma anche un romanzo che ci mostra come le lunghe storie di errori e di violenza posso essere cambiate, bisogna avere il coraggio di dire basta e di agire.
Mariapia Veladiano, laureata in filosofia e teologia, ha lavorato per più di trent’anni nella scuola, prima come insegnante e poi come preside. Il suo primo romanzo, La vita accanto, ha vinto il Premio Calvino ed è arrivato secondo al Premio Strega nel 2011. Guanda ha pubblicato il suo saggio Parole di scuola e i romanzi Una storia quasi perfetta, Lei (su Maria di Nàzaret), Adesso che sei qui (vincitore del Premio Flaiano 2021), Quel che ci tiene vivi e Il tempo è un dio breve.
Sabato 21 febbraio, ore 18.00
Rosanna Cavallini con Claudia Marchesoni, direttrice dell’Istituto di Cultura Mocheno.
“CESTA, GERLA, FAGOTTO. Piccole storie di donne in cammino” (Athesia, 2025)
Dopo il volume “Le Maestre”, Rosanna Cavallini torna a raccontare le vite e i mestieri delle donne del passato esplorando il mondo fatto di fatica, ingegno e indipendenza dell’universo dell’ambulantato femminile. Il nuovo libro di Cavallini raccoglie “piccole storie di donne in cammino” e dà voce ai mestieri delle donne che si spostavano per lavoro spesso portando pesanti carichi in ceste, gerle o fagotti. Un omaggio al lavoro femminile e un tassello di memoria collettiva particolarmente importante per il vicino Tesino e la valle dei Mocheni; mentre gli uomini di quei luoghi infatti spesso emigravano per lunghi periodi, le donne gestivano il commercio itinerante locale o stagionale, trasportando merci e uscendo quindi dalle mura domestiche. Ciò significava gestire denaro proprio, interagire con realtà sociali altre e sfidare i ruoli di genere tradizionali a cui erano allora relegate.
Rosanna Cavallini nasce a Riva del Garda. Diplomata all’Istituto Statale d’Arte di Trento e al Magistero Artistico di Venezia. Dal 1991 collabora con il Museo Degli Usi e Costumi della Gente Trentina per il quale progetta l’allestimento di alcune sezioni espositive. Nel 1997 riceve il titolo di Conservatrice Onoraria del Museo. Nel 2008 a Olle di Borgo Valsugana inaugura Casa Andriollo, spazio dedicato ai “Saperi femminili”. Ha curato allestimenti museali e mostre e scritto con Athesia “Le Maestre”.