Dal sisma di Santa Lucia un nuovo modello di previsione

Sono passati quasi 50 anni dal terremoto di Santa Lucia che il 13 dicembre 1976 scosse Riva del Garda e l’Alto Garda, provocando danni ingenti ma fortunatamente senza vittime. Oggi quell’evento ispira un nuovo modello digitale di previsione del rischio sismico, sviluppato da un team dell’Università di Trento. L’obiettivo è supportare la pianificazione territoriale e garantire la sicurezza della popolazione.

Lo studio, finanziato dalla Provincia autonoma di Trento, ha analizzato pericolosità, esposizione e vulnerabilità del territorio. L’approccio consente di stimare il rischio complessivo e intervenire in modo mirato su edifici strategici, come il Municipio di Riva, e sulle vie di fuga per garantire soccorsi efficaci.

Per calibrare il modello, i ricercatori hanno ricreato al computer la sequenza sismica del 1976, incrociando dati storici, satellitari e catastali. Il sistema è stato poi validato con il terremoto del 2019 in Vallarsa, riducendo l’incertezza delle previsioni grazie all’integrazione della risposta locale geosismica e strutturale.

«Calcolare la probabilità di rischio considerando terreno e vulnerabilità degli edifici è fondamentale per la mitigazione e la pianificazione – spiega Chiara Nardin, autrice dello studio –. L’obiettivo è creare mappe digitali aperte e accessibili, per conoscere meglio il territorio in cui viviamo». Le ricerche proseguiranno nelle prossime settimane su Rovereto e Vallagarina, con l’idea di costruire un sistema unico di gestione delle informazioni.