Ceci n'est pas l'Université!

Un Benvenuto alle matricole da Sanbaradio!

Ceci n'est pas l'Université!

C’era una volta, nella seconda metà dell’anno Mille, in un regno lontano lontano, un gruppo di ragazzi proveniente da ogni dove che attendeva con trepidazione di spalancare le porte della loro mente e di salpare lungo i mari dello scibile umano…

Ah no, questa è un’altra storia. La nostra comincia molti anni dopo ed il lieto fine è tutto da vedere.

Le porte sono chiuse, ancora per poco. Le macchine indifferenti sfrecciano lungo la via; loro non conoscono fatica, ansia, duro impegno e notti insonni a tentare disperatamente di mettere insieme quattro frasi da presentare spavaldamente al professore il giorno dopo. Loro non sanno cosa significhi perdere gli anni migliori della propria vita con i nasi appiccicati a pagine polverose di libri. Ma forse anche questa è un’altra storia, una storia che i nostri protagonisti cominceranno a vivere solo tra qualche mese. Oggi sono qui, oggi è il loro giorno, il giorno in cui abbandonano le vesti dell’infanzia, il loro sicuro nido di casa, per iniziare la più multiforme avventura della loro vita: oggi iniziano l’Università.

Li vedi subito, impossibile non riconoscerli, con le loro cartelle fiammanti, i loro vestiti perfettamente stirati per l’ultima volta dalla mamma, i loro capelli che ancora profumano di casa, gli stomaci ancora perfettamente nutriti con cibo sano, i visi sereni e speranzosi che si guardano intorno timidi timidi.

Ci sono tutti, come sempre.

C’è lui, in prima fila come al liceo, che conosce già a memoria i primi capitoli di ogni libro e non vede l’ora di fare al professore quelle domande che si è preparato con cura nei precedenti due mesi, il registratore già pronto a captare ogni singolo respiro che lui diligentemente tenterà di imitare, cogliendone i significati più reconditi. C’è anche lei, ovviamente, il vestito un po’ troppo attillato, che lascia intravedere una più che generosa scollatura, che si guarda intorno, avvezza ormai a soppesare con una sola occhiata i patrimoni di ognuno, sperando di ottenere l’agognato solitario al dito prima della fine del semestre da qualche facoltoso rampollo, altrimenti che c’è venuta a fare all’università? Il fine giustifica i mezzi, diceva qualcuno (ricordarsi chi, sarebbe troppo). C’è pure lui, che spera di avere entro la fine della giornata contatti Facebook a sufficienza da organizzare un aperitivo di gruppo, con annessa festa delle matricole, perché questo richiede lo spirito universitario. Poi li noti, quelli la cui presenza è dovuta soltanto alla dea con gli occhi bendati, quando si sono resi conto che le domande per gli altri corsi erano già tutte scadute. Invece lui sa bene perché è qui: la cena di famiglia ed il Rolex fiammante gli hanno ricordato come, per ereditare l’impresa del ‘papy’, sia necessario avere tra le mani questa benedetta laurea, con un bel voto stampato sopra (possibilmente). Dietro la colonna, in ultima fila si nasconde lei che, ancora con l’odore dei prati natii, non vede l’ora di rifugiarsi nella sua nuova casa per chiamare su Skype tutta la famiglia riunita per il grande evento e di assaggiare tutte le prelibatezze congelate che la mamma si è premurata di prepararle, così da non dover andare al supermercato a comprare ‘quelle schifezze’ (dice lei) almeno fino a Natale, quando finalmente prenderà l’aereo già prenotato per tornare all’agognata patria. In mezzo al gruppo, non fai fatica a notarle, tutte perfettamente in tiro, con ancora la medaglia di Miss Liceo sotto il vestitino nuovo che ridacchiano, sospirano, si lamentano per la levataccia dopo la festa di addio estate in piscina, che occhieggiano con aria di superiorità i vestiti e le cartelle delle altre, pronte a farsi un selfie davanti all’aula, con finta aria intelligente, da postare su ogni Social network (secondo studi scientifici, questo aumenterebbe i likes di almeno il 31%). Attente osservatrici, notano subito lui, l’immancabile bello ed impossibile, e con impossibile intendiamo la possibilità per lui di ottenere una laurea, pur conoscendo a memoria professori, esami e strategie ed essendo considerato qui dai collaboratori ‘uno di casa’.

Da domani, questa variegata moltitudine umana, che fino al giorno prima mai si sarebbe potuta riunire sotto la stessa egida, comincerà ad interagire, conoscersi, giurarsi odio eterno o stringere alleanze e rapporti che, giorno dopo giorno, festa dopo festa, esame dopo esame, resisterà, si spera, agli urti della sorte, rimanendo un’indelebile lezione di vita.

Benvenute all’Università, matricole!

(D.C.)

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