Su un'Unione Europea senza più voce

Intervista a Thierry Vissol, rappresentante dell’Unione Europea in Italia

Su un'Unione Europea senza più voce

di Lorenzo Zaccaria

Il 14 Maggio si è svolta a Trento “Quarto potere – la democrazia europea nell’era della post-verità”, una conferenza, moderata da Pierangelo Giovannetti, direttore de L’Adige, con Thierry Vissol, rappresentante dell’Unione Europea in Italia, Claudio Giunta, professore presso l’Università di Trento, Nicolò Carboni, amministratore della pagina Facebook “Gli Eurocrati” e Chiara Sighele, direttrice area progetti OBC Transeuropa. Questo all’interno della serie di incontri “Siamo Europa”, organizzati dalla fondazione Alcide De Gasperi.

Durante la serata si è parlato dell’immagine attuale dell’Unione Europea, afflitta da una forte opinione negativa. Sia il professor Vissol che il professor Giunta hanno concordato sul fatto che manchi una linea unita all’interno dell’UE non solo a livello economico ma soprattutto culturale, Giunta ha sottolineato la mancanza di un’educazione civile europea durante il percorso della scuola dell’obbligo. A questo gli altri partecipanti hanno aggiunto che i problemi di libertà d’espressione e la sfiducia nei confronti dell’informazione alimentino la sfiducia nei confronti dell’Unione Europea. Infine è stato notato come vi sia stata una scelta dannosa, da parte delle classi dirigenti, di inseguire un limitato numero di euroscettici e la loro propaganda anti-UE.

A fine dell’intervento ho intervistato il professor Thierry Vissol sull’argomento.

Professore, nel suo primo intervento lei ha detto che, sebbene da una parte l’Unione Europea si sia creata l’immagine di esattrice, dall’altra parte è anche vero che l’Italia non ha saputo prendersi carico delle proprie responsabilità e questo non ha contribuito a migliorare l’immagine dell’UE. Però pensavo che l’UE in questo momento abbia dei problemi d’immagine non soltanto all’interno del nostro Stato. Nemmeno le altre nazioni sono così fortemente europeiste.

È assolutamente vero quello che dice. Moltissimi paesi non si sono presi la responsabilità dei propri problemi, solo i tedeschi, un po’ gli olandesi e i paesi del nord – dove tra l'altro l’euroscettiscismo è più basso – ma il problema è forse un altro: nell’ignoranza globale dei cittadini su come funzioni o di cosa si occupi l’Unione Europea si pensa che questa abbia tantissimi poteri, quando in realtà le sue competenze sono estremamente limitate. Per esempio, nel campo dell’economia, c’è una politica generale di austerità, che si giustifica economicamente in un certo modo, ma non senza una politica sociale per evitare di fare pesare questa austerità solo sui più poveri o le classi medie. Il problema è che questa politica sociale non è di competenza dell’Unione Europea. È di competenza degli Stati membri e se non sono in grado di aggiustare il loro bilancio in modo che non facciano soffrire i più poveri ovviamente si potrebbe dire che è colpa dell’Europa e quindi l’Europa non è più popolare. Quindi il problema è tutto sul sapere come funzioni e sapere chi ne abbia la responsabilità.

Per di più tutte le decisioni in materia economica, non sono decisioni prese dalla Commissione o dal Parlamento, ma dal Consiglio Europeo, cioè i Capi di Stato all’unanimità. Che vuol dire che le politiche di austerità sono state votate anche dal ministro italiano. A favore di questo! Perché non è in grado di spiegarlo? Dopo sarebbe in grado di aggiustare il proprio bilancio che permetterebbe di organizzare le cose in un modo diverso. Questo la gente non lo sa e i politici sono troppo contenti di dire “ah, no. Non è colpa mia! È colpa dell’Europa.” Senza che nessuno sappia chi sia questa Europa.

Quindi non è solo un problema burocratico, ma di comunicazione. Come dicevate sia lei che il professor Giunta, manca un’educazione culturale e civile, già a partire dalla scuola dell’obbligo

Fintanto che l’Europa non sarà in grado di avere un patto sociale, cioè da un lato gli obblighi per i cittadini – come contribuire a un bilancio – ma anche dei diritti che vengano direttamente da là. Per esempio i fondi strutturali, esistono e sono molto utilizzati in Italia, però la gente non li vede perché non vanno direttamente al cittadino ma a enti come il comune o il consiglio regionale. Molto spesso non se ne fa pubblicità, quindi la gente vede una specie di Moloch, un’entità astratta, senza sapere neanche come funzioni, ma non vede venire niente di positivo che venga da questo Moloch. Quindi si potrebbe fare una politica sociale con un bilancio significativo: in America per esempio il bilancio è il 20% del PIL dello Stato federale e il resto sono i vari Stati membri che lo spendono, in Europa invece il bilancio è lo 0,94% del PIL, quindi non si può fare un patto sociale con questo. È impossibile.

Questo patto sociale è difficile da percepire anche tra i diversi Stati. Per esempio qua in Italia siamo protagonisti delle notizie sull’immigrazione. Mentre invece alcuni paesi più a nord non lo percepiscono come un problema loro.

Il problema è sempre quello dei confini. Nel dibattito avevo detto che c'è un problema di confini in Europa. Cioè, dopo Schengen si dice che non esistano più i confini interni ma ci sono ancora confini a livello nazionale per tutte le sue politiche sociali. E non c’è ancora l’idea che i confini esteri di tutti i paesi al limite con altri paesi extraeuropei siano confini comuni. Quindi se si pensa che le frontiere marittime dell’Italia siano le frontiere comuni dell’Europa – e non soltanto dell’Italia – il problema sarebbe ben diverso. Questo lo prevede anche l’articolo 80 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. Prevede che in materia di immigrazione ci sia una solidarietà totale, politica, economica, eccetera…

Ora questo articolo non è applicato, perché nel Trattato non c’è un articolo che imponga a tutti gli Stati di rispettare questo stesso. E quindi c’è un problema e dobbiamo trovare delle soluzioni a livello europeo ma anche a livello nazionale; voi avete firmato là e ora dovete rispettarlo. Se non volete avere dei migranti allora pagate i paesi che li hanno. E questo non si fa purtroppo perché c’è una mancanza a livello politico di una governance che obblighi a rispettare i patti firmati.

Noi abbiamo parlato di tutto ciò che non va all’interno dell’Unione Europea, però un semplice cittadino, oltre a lamentarsi di ciò che non va, cosa può fare?

Cominciare innanzitutto a informarsi su cosa voglia dire questa Europa, vedere quali sono le responsabilità dei propri politici e fare una lotta politica in modo che i politici comincino a parlare in un’ottica europea e fare le cose come hanno promesso di fare.

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