Questioni di genere - Il Dolomiti Pride è alle porte

L'intervista a Paolo Zanella, presidente di Arcigay Trentino

Questioni di genere - Il Dolomiti Pride è alle porte

di Elisa Fratton

In vista del Dolomiti Pride day che si terrà sabato 9 giugno, siamo andati ad intervistare per voi Paolo Zanella, presidente di Arcigay Trentino. Questo è quello che ci ha raccontato:

Partiamo con una domanda generale, per contestualizzare a livello nazionale il Pride: come siamo messi in Italia in ambito legislativo per il riconoscimento e l'inclusione della comunità LGBT (anche a fronte della legge Cirinnà del 20 maggio 2016 sulle unioni civili)? E in confronto agli altri stati europei?

Un confronto con gli altri Stati dell'Unione Europea viene fatto annualmente dall'ILGA, l'organizzazione che a livello internazionale si occupa di diritti LGBT e che raggruppa associazioni LGBT di tutto il mondo. ILGA-Europe è l'associazione europea che ogni anno stila una graduatoria dei Paesi. Quest'anno, nonostante la legge Cirinnà e quindi il riconoscimento delle unioni civili, forse per il progresso degli altri stati -evidentemente più rapido del nostro-, siamo al 32esimo posto in Europa (ILGA-Europe si occupa di tutti gli stati europei, non solo i 27 Paesi membri dell'Unione). Quindi alla fine l'unica legge che abbiamo che riconosce parità di diritti alle persone LGBT rimane la legge sull'unione civile, che non è un matrimonio e che non prevede la possibilità di adottare dei figli. Non c'è inoltre nessun tipo di legge che tuteli le persone LGBT contro i crimini d'odio e la violenza verbale, non c'è nessun tipo di legge che preveda diritti per le altre minoranze, come ad esempio le persone intersessuali. Abbiamo a questo proposito una legge sulla transizione di genere che era all'avanguardia quando è stata emanata, nel 1982, ma che adesso risulta davvero datata e necessita di un aggiornamento. Direi quindi che siamo messi piuttosto male.

Passando al Dolomiti Pride vero e proprio, ci sarà la sfilata del 9 giugno che è l'evento cuore della manifestazione, ma sono in programma anche altri appuntamenti. Ci vuoi raccontare le iniziative che avete preparato?

Sì, le iniziative vanno avanti da due mesi ormai; il nostro è stato un percorso innanzitutto politico, perchè è evidente come il Pride sia un evento con una forte connotazione politica e culturale. Noi siamo convinti, anche nell'organizzazione degli eventi pre-pride, che quello che deve essere fatto, prima ancora di arrivare ad una parità giuridica (quindi sulla carta), sia un grande lavoro culturale. O comunque le due cose devono andare avanti parallele, perchè si rischia di avere un avanzamento sulla carta che poi concretamente si distacca dalla realtà. Abbiamo quindi organizzato tanti eventi (da 60 stanno diventando quasi 80, se ne sono aggiunti altri) nelle città di Trento e Bolzano, ma anche nelle valli. Spaziano dal cineforum al teatro, da mostre a conferenze... ci saranno quindi tanti momenti di approfondimento. Ne abbiamo recentemente avuto uno con Camilla Vivian per approfondire il tema della varianza di genere dei bambini, che riguarda tutte le questioni legate all'identità di genere in età evolutiva. Abbiamo avuto la presentazione di un libro su una mostra che si è appena conclusa sulle famiglie omogenitoriali, abbiamo inoltre in programma una mostra bellissima che riguarda un collettivo brasiliano sul tema del queer (quindi tutti quegli aspetti che vanno al di là del binarismo di genere, se vogliamo semplificare) e che permarrà fino al 10 giugno al Café de la Paix e in Via Suffragio. E' una mostra pubblica, anche all'aperto, con delle foto meravigliose. Avremo poi un evento importante sul '68, un movimento che è passato dalla contestazione al movimento femminista fino ad oggi, al pride e che indaga il ruolo del corpo all'interno di questi movimenti per spiegare anche il senso del pride stesso. L'8 giugno, il giorno prima della parata, avremo una sorta di gala pre-pride con uno spettacolo di drag queen al Teatro San Marco. Insomma, una serie di eventi di accompagnamento importanti.

E secondo te a livello scolastico (scuole medie, superiori) viene fatto abbastanza per sensibilizzare rispetto a questo tema le nuove generazioni?

No, penso appunto tu abbia toccato il nodo fondamentale della questione: credo che il paese cambierà quando cambierà la cultura e l'educazione che viene fornita da un servizio che è quello della scuola. Siamo in un momento in cui si è capita l'importanza dell'alleanza educativa tra le scuole e la famiglia; un tempo l'educazione veniva impartita dalla famiglia e l'istruzione dalla scuola, oggi invece il processo educativo è condiviso. Ecco, questo sta a volte ostacolando il fatto che a scuola si possa parlare di certi temi, d'altra parte credo si debba lavorare su quest'alleanza educativa tra tutti gli attori, che non sono poi solo la scuola e la famiglia, ma anche tutti gli altri attori sociali in gioco, in modo da rendere ciò che è imprevisto e imprevedibile in qualche modo prevedibile. Il nostro problema culturale enorme è che le persone LGBT in qualche modo non sono previste all'interno della nostra società, o lo sono ancora poco. Quindi quando un genitore ha un figlio gay si trova completamente spiazzato, quando una persona gay/lesbica/che non si riconosce nel proprio genere attribuito alla nascita fa fatica ad accettarsi. E quindi, a prova dell'invisibilità in cui si auto-relegano le persone per paura che la società non li accolga, si dovrebbe fare un'operazione educativa importante (che non ha nulla a che fare con "l'indottrinamento" del quale i movimenti no-gender ci accusano, come se si potesse far diventare omosessuali le persone). E' solamente un'educazione all'inclusione e al rispetto di tutti e ad accogliere le tante diversità che compongono questo mondo. Questo sarebbe secondo me l'unico modo per creare un mondo veramente inclusivo.

Adesso una domanda che non posso non farti; si è discusso molto di questo "patrocinio negato" da parte della Provincia di Trento, su cui tu ti sei già espresso chiaramente, ma ci sono stati altri enti, tra cui l'Università di Trento e la Provincia di Bolzano, che invece hanno espresso il loro sostegno all'iniziativa. Tirando le somme, come giudichi il supporto ricevuto dalle istituzioni e dai privati cittadini? E' un bilancio positivo o negativo?

Io credo che il patrocinio alla fine sia arrivato dai trentini, dalla popolazione oltre che dalle tante istituzioni (appunto la Provincia di Bolzano, il Comune di Bolzano, di Trento ed altri comuni). E poi dobbiamo dire che questo è un Pride al quale abbiamo lavorato tanto in rete negli anni scorsi, che abbiamo costruito in molti mesi e che vede l'adesione di ormai più di 70 tra associazioni, partiti e sindacati. Credo che sia importantissimo questo sostegno della base, del terzo settore, della cittadinanza che effettivamente abita questo territorio. Rimane il rammarico, un dispiacere rispetto ad un patrocinio che è stato negato per grande superficialità o per convenienza politica, come se si potessero fare ragionamenti di convenienza politica o si potesse non approfondire un tema prima di prendere una decisione di questo tipo. Rammarico rispetto al fatto che le istituzioni non possono non prendersi carico di una parte della cittadinanza. Quindi rimane sicuramente questo rammarico, crediamo d'altra parte che l'adesione dopo questo diniego sia addirittura aumentata, proprio per il fatto che la gente vuole testimoniare che invece ci sarà. Poi sarà questo il bello, vedere che la cittadinanza sarà lì. Magari arriva anche Ugo Rossi, chi lo sa.

Io ho scoperto recentemente il termine Allies, ovvero gli "alleati", che si usa per designare tutte le persone eterosessuali che sostengono la causa. Ultima domanda: cosa ti aspetti da questo Pride? Come sarà la risposta della cittadinanza?

Io credo che -come hai detto tu- gli alleati sono la parte fondamentale di un pride. Nel senso che se il pride fosse fatto solo da persone LGBT, come credono alcuni, il pride sarebbe poco colorato e poco nutrito e non rappresenterebbe il mondo qual'è. I diritti delle persone LGBT per fortuna avanzano anche perchè c'è tutta una cittadinanza che sostiene l'uguaglianza per tutti, come i diritti delle altre persone e delle altre minoranze. Se le minoranze si battessero per se stesse probabilmente non ci sarebbe un movimento per i diritti civili e per i diritti umani.

Credo infine che sarà un bel Pride, un pride colorato, un pride (come tutti i pride della prima volta) emozionante, perchè farà capire alla cittadinanza cosa vuol dire un "pride"... Tanti se lo sono immaginato, dall'amministrazione della città ai singoli cittadini che si immaginano chissà cosa e che non vedono l'ora di vederlo per poi capire cos'è. Sarà un pride con musica ed una grande festa, alle 15.00 ci sarà il raduno in Piazza Dante per poi partire alle 16.00 ed arrivare al Parco delle Albere, dove la festa proseguirà ed andrà avanti fino all'1. Avremo discorsi politici, musica e anche tante testimonianze di persone che vivono esperienze non solo di omosessualità/transessualità, ma che vivono in intersezione rispetto all'appartenenza ad altre categorie di minoranza: parlerà un ragazzo disabile gay e parlerà un ragazzo migrante, perchè le persone LGBT sono comunque persone che abitano il mondo e le appartenenze di ognuno di noi sono molteplici. Ci piace intersezionare altre minoranze, questo è un po' anche il senso del nostro Pride.

Ringrazio Paolo Zanella per l'occasione concessa e un in bocca al lupo per la riuscita di quest'evento.

Per vedere il programma completo degli eventi, il manifesto politico ed altre informazioni potete visitare il sito del Dolomiti pride: https://www.dolomitipride.it

fonte immagine: Unsplash

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