Putin nuovo zar? La Russia dopo le elezioni

Putin nuovo zar? La Russia dopo le elezioni

di Anna Kovaleva

A Trento si torna a parlare di elezioni. In un periodo in cui l’Italia è animata da aspre discussioni che riguardano le elezioni nazionali, a Trento si guarda anche oltre confine, parlando questa volta delle elezioni che si sono svolte lo scorso 18 marzo in Russia e che hanno confermato lo strapotere di Vladimir Putin, eletto presidente per la quarta volta ottenendo il 76,63% dei voti. Per capire quali prospettive si aprono con questa rielezione per la Russia, l’Europa e in generale per il sistema internazionale, la Scuola di Studi Internazionali di Trento ha organizzato ieri, lunedì 9 aprile, un incontro dal titolo “Putin nuovo zar? La Russia dopo le elezioni”. Hanno preso parte alla discussione Simone Attilio Bellezza dell’Università Federico II di Napoli, Fernando Orlandi del Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale e Sara Lorenzini della Scuola di Studi Internazionali di Trento.

A introdurre l’incontro è stata Sara Lorenzini, professoressa di Storia contemporanea presso la Scuola di Studi Internazionali di Trento, che ha ironicamente sottolineato la valenza del numero “18” nella politica russa, in quanto le elezioni che hanno avuto luogo in Russia si sono svolte il 18 marzo 2018 e hanno visto la conferma di Vladimir Putin che a fine mandato potrà vantare ben 18 anni al potere della nazione. Ha poi sottolineato che il 76,63% ottenuto dal Presidente a queste elezioni è stato inaspettato, almeno da quanto emerge dalla stampa occidentale, come si evince da un articolo pubblicato a inizio marzo sull’Economist, che sollevava alcuni dubbi in merito al voto che avrebbero espresso i cosiddetti “puteens”, ossia coloro che sono nati e cresciuti sotto il governo di Putin e che quest’anno si sarebbero recati per la prima volta alle urne. Infine, Lorenzini ha cercato di rispondere alla domanda che ultimamente affligge la comunità internazionale, ossia se stiamo vivendo una nuova guerra fredda con il successo di Putin. Le sanzioni alla Russia, l’avvelenamento della ex spia russa a Londra e in generale il clima teso tra il Paese di Putin e l’occidente fanno pensare a ciò, tuttavia, come ha spiegato Sara Lorenzini, la politica internazionale è piena di analogie sbagliate e il ritorno all’idea di una guerra fredda è una di queste. La guerra fredda è caratterizzata da elementi che oggi non ci sono, come il bipolarismo che il mondo ha conosciuto dopo la Seconda Guerra Mondiale, o una contrapposizione ideologica tra capitalismo e comunismo. Non bisogna comunque negare che la guerra fredda rivesta un ruolo alquanto importante nella comprensione del successo di Putin, dovuto in particolare alla sua figura, figura di un presidente carismatico che garantisce un ruolo primario della Russia nel sistema internazionale.

I motivi per cui Putin continua ad essere appoggiato da gran parte della popolazione russa sono stati poi chiariti da Simone Attilio Bellezza, storico dell’Unione Sovietica dell’Ucraina presso l’Università Federico II di Napoli. All’inizio della sua carriera politica, Putin si impegna a costruire un’immagine di sé in evidente contrasto con quella dei suoi predecessori e del generale clima politico di allora. La Russia degli anni Novanta è un Paese disorganizzato, in cui regna la delinquenza e in cui mancano strutture legislative che possano portare a una gestione efficiente dello Stato. Putin è il primo a creare codici del lavoro e infrastrutture per tutelare i lavoratori. Si pone così come un uomo forte, in grado di controllare se stesso e la società, garantire un progressivo benessere alla nazione e prestigio a livello internazionale. È proprio questo benessere che ha convinto i russi di questo leader, un benessere piccolo ma costante. I progetti a lungo termine di questo Paese rimangono però un punto fragile nella politica di Putin. Innanzitutto rimane controverso il rapporto tra il presidente e gli oligarchi russi, i quali attualmente non gestiscono più l’energia, ma vivono di appalti statali, quindi la loro dipendenza dal governo è piuttosto evidente; in secondo luogo rimane il problema dell’economia: la Russia ha guadagnato con l’aumento di gas e petrolio avutosi negli ultimi anni, ma non è riuscita a riconvertire la propria economia, non si è ad esempio sviluppata sul piano tecnologico (non abbiamo computer, smartphone o altri mezzi di produzione russa) e l’energia è una risorsa limitata.

Ha concluso l’intervento Fernando Orlandi del Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale il quale ha spiegato che la Russia di oggi affonda profondamente le proprie radici nell’Unione Sovietica e, nonostante continui sforzi, la sua economia non è riuscita a evolvere al pari delle economie occidentali. Ancora oggi essa è una monocultura delle risorse energetiche, con un sistema bancario vicino al collasso.

Il quarto mandato del Presidente russo è iniziato da poco e, in base alla riforma del 2012, vedrà Putin al potere per altri 6 anni. “Vogliamo che il nostro Paese splenda e guardi al futuro, per i nostri figli e nipoti, faremo tutto il possibile per renderli felice” l’augurio del presidente alla sua nazione dopo la rielezione.

 

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