Oltre l’economia: l’ altra voce del cambiamento?

I movimenti sociali europei: voci dell'urgenza di una nuova democrazia

Oltre l’economia: l’ altra voce del cambiamento?

Ciò che spesso si  rimprovera ai movimenti “anti-” (come i No Expo) è di essere contenitori vuoti di idee e proposte, di ridursi a schiere di politicanti compiaciuti di un’identità costruita attraverso la contrapposizione al cosiddetto sistema.

Alla protesta spesso, si associa quindi l’identitarismo fine a se stesso.

Così, anche per l’Oef (Oltreconomiafestival), molti sospettavano che si sarebbe trattato dell’ennesima protesta sciapita. O di un attacco al Festival in se. Il dubbio va smentito: a dispetto dell’antipatia verso le  lunghe file, l’intento non era attaccare il Festival. Quale ne fosse lo scopo  lo dice la preposizione scelta: non di andare contro, ma di andare “oltre”, raccontare un altro modo di vivere l’economia e le relazioni con gli altri. Come ha detto Bergonzoni al pubblico del Festival, "“economia” vuol dire anche non fare risparmio della propria energia e sentire l’altro".

La protesta, semmai indirizzata a chi in Italia premette l’austerity alla crescita e vuol crescere solo attraverso le grandi opere, ha scelto un mezzo inusuale: l’occupazione del Parco cittadino Santa Chiara, che per 4 giorni è diventato centro di laboratori, dibattiti e concerti.

Una proposta, quindi oltre che una protesta: quella di vivere di più gli spazi cittadini, di farne luogo di divertimento e di confronto, piuttosto che di isolamento e di “degrado”. E del resto, cosa è più naturale del rispetto per uno spazio che vivo e quindi percepisco come mio e nostro?

Il punto di partenza scelto dagli autori dell’OEF (associazioni, movimenti ed enti di volontariato sociale) è stato il territorio, nel quale il loro impegno è costante, senza perciò ridurre lo spazio di confronto a quello locale: perchè il desiderio di andare oltre l’economia dell’austerity (e non solo) è italiano ed europeo. Lo hanno testimoniato gli ospiti intervenuti, impegnati in movimenti in tutta Italia ( tra cui il Comitato abbruzzese per il Movimento dell’Acqua Pubblica, NotavBrennero, Comitato No Grandi Navi) ed in Europa, nell’assemblea che ha chiuso il Festival, alla quale hanno partecipato Alberto Tena, venticinquenne nella segreteria di Podemos, e Argiris Panagopoulos, giornalista e esponente di Syriza. Due esempi di come quando la  protesta si associa alla proposta può generare cambiamento.

Diversi i punti di contatto tra i due movimenti, nati dalla sfiducia nei confronti di istituzioni corrotte e divenuti Partiti allo scopo di renderle democratiche perchè, come Tena ha ripetuto, nell’assemblea e nell’intervista a Radiofeccia, “la corruzione è un problema democratico. è ciò che permette ad alcuni di decidere per il popolo a sua insaputa”.

Due movimenti iniziati sotto forma di protesta, di indignazione verso la corruzione in Spagna e la crisi umanitaria in Grecia( in cui solo un terzo della popolazione ha diritto all’assistenza sanitaria pubblica e chi rimane disoccupato può perderlo per se e per la propria famiglia). Ha citato alcune proteste Panagopoulos, tra cui quella delle “donne con la scopa”, le 595 donne delle pulizie licenziate dal Ministero della Finanze, “vero e proprio esempio di sindacalismo europeo”, che per due anni hanno manifestato il loro disagio insieme a quello collettivo: munendosi di guanti e scope e cantando davanti al Ministero, ma anche  unendosi agli scioperi generali, al Movimento di Solidarietà e all’autogestione dell’ERT, televisione pubblica greca costretta a chiudere.

E in Italia? I movimenti che esprimano l’opposizione verso una politica che riduce garanzie e indice grandi opere (penso alla TAV , alle trivellazioni nell’Adriatico, alla SS275) non mancano, ma neanche uniscono. Ed è proprio l’isolamento dei movimenti che produce- ha suggerito Marco Bersani (storico e attivista nel Forum italiano del Movimento per l’acqua pubblica) -il trionfo di una classe politica che non cerca consensi ma governabilità.

Che il desiderio di una socialità diversa e di condivisione possa rappresentare il primo passo verso un confronto attento, alimentato dalla sete di cambiamento?  

(Carlotta Garofalo)

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