La meraviglia di passeggiare sulla Luna

Stefano Oss racconta per il Teatro della Meraviglia le missioni lunari

La meraviglia di passeggiare sulla Luna

di Lorenzo Zaccaria

Ciascuno di noi ha nella propria tasca uno smartphone con molti più byte di quanti fossero stipati negli Shuttle dei programmi Apolli; ciascuno utilizza strumenti wireless e la navigazione satellitare; ciascuno indossa goretex, tessuti antistrappo e molti altri oggetti d’uso quotidiano che sono stati sviluppati per la ricerca spaziale.

Il professor Stefano Oss ci ha raccontato la Meraviglia dell’esplorazione spaziale, negli anni della conquista del nostro satellite, la Luna, e per farlo ha unito arte e scienza. Accompagnato dalla musica di Enrico Merlin, una chitarra elettrica con un po’ di Sartriani, di Gilmour e un bel po’ di sé stesso, è riuscito a descrivere la difficoltà di un’impresa titanica grazie a dati precisi e precise nozioni tecniche.

Il suo racconto comincia con gli studi sulla forza di gravità di Newton; in particolare la teoria per cui se una palla di cannone venisse sparata a un’altezza sufficiente da non trovare ostacoli lungo il tragitto e una velocità tale da non ricadere al suolo (bisogna raggiungere circa la velocità di 11 km/s) allora la palla entrerebbe in orbita senza sprofondare nell’atmosfera, ma si troverebbe invece a “cadere” ciclicamente intorno al pianeta. Ed è proprio quello che fanno oggi i nostri satelliti.

Questa velocità è difficile da pensare oggi, ma ancora più lo dev’essere stato sessant’anni fa (mentre nell’epoca di Newton è fantasia pura). Per mettere in pratica le teorie spaziali bisogna aspettare il dopoguerra, in un clima dominato dal conflitto freddo tra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica. La gara alla conquista spaziale infatti non è spinta soltanto dalla curiosità scientifica ma da necessità belliche di minaccia e primato tecnologico, alle quali risulta allettante l’idea di controllare marchingegni fuori dall’atmosfera per poter raggiungere ogni angolo del globo.

I primi ad avere successo sono i sovietici, con lo Sputnik e con Gagarin portano a termine le prime missioni spaziali. Gagarin è il primo uomo a vedere il pianeta Terra dall’esterno, cosa che chiunque al giorno d’oggi può fare controllando satelliti, fotografie e migliaia di telerilevamenti spaziali.

Spinto dai successi russi il presidente Kennedy arriva a promettere di portare l’uomo sulla Luna (quando ancora gli americani non erano riusciti a spedire nulla fuori orbita). Lui non riuscirà nell’intento perché verrà assassinato ma, come tutti noi sappiamo, durante la presidenza Nixon Neil Armstrong compie il primo passo sul suolo lunare, il 20 luglio 1969. Da allora dodici uomini in tutto hanno passeggiato sul nostro satellite (di cui cinque oggi sono ancora in vita) fino a Eugene Cernan, l’ultimo astronauta ad aver lasciato la Luna con la missione Apollo 17.

Il professor Oss è riuscito a far comprendere la complessità di questa impresa, dalla realizzazione quasi impossibile, con una precisa disamina dello Shuttle, le peculiarità delle sei missioni Apollo e il lascito che ci è giunto fino a oggi. Infatti non è mancato un momento dedicato all’impresa di Elon Musk di inizio febbraio che ha lanciato nello spazio il vettore più potente fino a oggi disponibile dimostrando che la conquista dello spazio non è affatto un capitolo chiuso.

Vi lascio con un momento di ironia dell’ultima missione Apollo, quando gli astronauti Cernan e Schmitt canticchiano sulla superficie lunare, un momento meno formale di quelli che siamo soliti vedere, come la celebre frase di Armstrong o le foto degli astronauti, ma che ugualmente testimonia l’enorme risultato raggiunto, punto di arrivo e punto di partenza.

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