"Pensa Musicale": portiamo a un pubblico vario musica di qualità

L'intervista al prof. Marco Uvietta sul suo nuovo progetto

"Pensa Musicale": portiamo a un pubblico vario musica di qualità

Arriva il progetto Pensa Musicale: quattro incontri di dialogo e approfondimento per parlare di musica.

L’idea del progetto da cosa deriva? Si rifà sulla falsa riga di Chi ha paura del Novecento o è proprio un progetto inedito?

Chi ha paura del Novecento? era una cosa un po’ diversa, una proposta mirata e focalizzata sulla musica del secondo novecento. Nel caso di pensa musicale abbiamo invece pensato di proporre programmi musicali più articolati e anche di maggior durata  proprio perché contengono composizioni di varie epoche e non solo del Novecento. Una delle caratteristiche di questa rassegna è che in ciascuna delle lezioni concerto c’è una lezione del Novecento avanzato.

Mentre qual è l’obiettivo di pensa musicale?

L’obiettivo di pensa musicale è divulgativo. La sfida è un po’ questa: portare a un pubblico che non ha competenze musicali (preferibilmente) un repertorio di musica d’arte estremamente elevato dal punto di vista qualitativo.

Quindi questo progetto è indirizzato non solo a persone colte, che conoscono la musica, ma anche a persone come magari studenti che possano anche partecipare e imparare qualcosa.

Si, la mia idea è che un progetto come questo possa essere rivolto a persone interessate a una cultura trasversale, indipendentemente dal loro grado di alfabetizzazione musicale. Per esempio, mi sono reso conto che è impossibile avere in aula studenti che hanno competenze musicali. Inevitabilmente si matura l’attitudine a parlare di aspetti che non sono specificamente musicali ma che attraverso la musica possono essere compresi meglio. Per questo chiunque sia interessato può essere il destinatario di questa rassegna.

Questi quattro incontri che si svolgeranno nel periodo tra marzo e aprile hanno anche dei temi fondamentali: interdisciplinarità, trasmissione musicale, musica come pensiero musicale, esecuzione/interpretazione. Cosa significa?

Quando si parla di musica scritta, prevalentemente di musica d’arte, abbiamo sempre bisogno di un interprete. Alle volte si usa il termine esecutore, altre quello di interprete. L’interprete traduce dando senso all’enunciato originale in un'altra lingua. E quindi mette qualcosa di suo. Per quanto riporti quanto viene detto deve sempre adattare a un'altra lingua. L’esecutore musicale intelligente è un interprete proprio quando ha a che fare con una composizione musicale non si limita all’esecuzione di ciò che e scritto ma cerca di interpretare il pensiero che è alla base di quella composizione e cerca di restituirlo sulla base di una serie di fattori concreti che interagiscono in questo processo. Per esempio il tipo di strumento. Se l’interprete è sufficientemente bravo fa si che tutti questi elementi diventino un valore giunto anziché un limite. Ecco che l’interprete diventa il tramite attraverso il quale il pensiero che è stato fissato sulla partitura arriva fino all’ascoltatore. Per questo è fondamentale affidarsi a interpreti di comprovata qualità ed esperienza. (c.p.)

Immagine: Trentino Cultura

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