Il crowdfunding dell'Universiade? Un flop

Il crowdfunding dell'Universiade? Un flop
Ospite a giugno dello speciale “Universiade” di SanbaRadio, in occasione del Festival dell'Economia, Andrè Silva, ideatore del progetto del crowdfunding, aveva annunciato l'inizio di una campagna pubblicitaria che “piacerà a tanta gente in tutto il mondo”. La campagna pubblicitaria c'è stata, il crowdfunding è iniziato ed è pure finito. L'obiettivo era quello di raccogliere $350.000. Il totale raggiunto è stato di $1.215, meno dello 0,5% di quanto prefissato. Si può parlare di un risultato a dir poco deludente senza appellarsi ad alcun “se” e “ma”. Spulciando la lista dei funders, 34 in totale, si nota una sola donazione consistente, di $600, seguita da un paio di contributi che si aggirano intorno ai 100 dollari.

Per chi non lo sapesse il crowdfunding è un' iniziativa di raccolta fondi, attuata ormai da diversi anni soprattutto per la finanziarizzazione delle start up, usata per la prima volta a sostegno di un evento sportivo con Universiade2013. L'idea è quella di una vendita online di parte del progetto che si sta finanziando, in questo caso ad ogni donazione corrispondeva un gadget più o meno grande. Da ricordare che i soldi raccolti dal crowdfunding non sono destinati direttamente alla realizzazione dell'Universiade ma bensì a tutte quelle attività di contorno, come ad esempio l'intrattenimento nel campus degli atleti oppure le attività di ufficio stampa, che potevano essere ampliate tramite fondi aggiuntivi. Pare invece che l'Universiade dovrà accontentarsi dei soldi messi a disposizione da università, provincia e da tutti gli altri sponsor.

Possibile che il problema di questo fallimento sia stata la pubblicità che, nonostante quanto annunciato da Silva a giugno, non ha conquistato la folla, tant'è che di crowdfunding in queste settimane si è sentito ben poco parlare. Forse in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando la gente preferisce donare i propri soldi a chi ne ha più bisogno rispetto all'Universiade, finanziata anche dalla Provincia Autonoma di Trento. Ma c'è anche da dire che, se l'idea era quella di un progetto di scambio in cui per ogni cifra donata si otteneva un premio, forse $3 per un grazie e $10 per un portachiavi sono prezzi un tantino eccessivi soprattutto considerato che il target a cui puntare era probabilmente quello degli universitari che certamente non investono $365, questo era il prezzo proposto dalla campagna, per una vacanza in Trentino!



(di Jessica Cologna)

 

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