Due artisti a confronto: le mostre dedicate a Marcello Fogolino e Francesco Verla

Due artisti a confronto: le mostre dedicate a Marcello Fogolino e Francesco Verla

di Anna Kovaleva

Due mostre, due artisti vicentini, esponenti del Rinascimento italiano, figure importanti per l’arte trentina. Venerdì 7 luglio, numerosi esperti e visitatori sono accorsi all’inaugurazione delle due esibizioni dedicate a Francesco Verla e Marcello Fogolino, aperte ufficialmente al pubblico a partire da sabato 8 luglio. L’evento inaugurativo è iniziato al Castello del Buonconsiglio, proprio come l’esperienza trentina di Fogolino, per poi proseguire al Museo Diocesano Tridentino.

Fogolino, figlio d’arte, dopo aver studiato e lavorato a Vicenza, vive e opera a Pordenone e Venezia. Accusato, insieme al fratello, di omicidio di un barbiere, è costretto a trovare rifugio a Trento, dove proprio in quel periodo il principe vescovo Bernardo Cles si fa promotore del rinnovamento del territorio e avvia la costruzione del Magno Palazzo, alla cui decorazione collaborano diversi artisti come Dosso Dossi con il fratello Battista, Girolamo Romanino e lo stesso Fogolino. Quest’anno quindi il Castello del Buonconsiglio ha deciso di dedicare una mostra monografica all’ultimo di questi grandi nomi. “Ordine e bizzarria. Il Rinascimento di Marcello Fogolino” si propone di far conoscere al grande pubblico il pittore che “ha aperto il Trentino al Rinascimento italiano” e “è riuscito a conciliare la cultura tedesca del 1400 con il Rinascimento italiano, cosa che nessun altro artista era riuscito a fare” come hanno spiegato i curatori della mostra.

In concomitanza con questa esposizione, presso il Museo Diocesano Tridentino, sarà in corso una mostra dedicata all’altro artista, meno noto, la cui esperienza è stata legata per un periodo a Trento: Francesco Verla. All’inaugurazione abbiamo avuto modo di scambiare due parole con Domenica Primerano, direttrice del Museo Diocesano Tridentino, la quale ci ha spiegato come è nata l’idea di questa mostra e la collaborazione con il museo di Vicenza.

"La mostra nasce da una tesi di laurea. Io insegno geografia alla facoltà di Lettere e Filosofia, una mia studentessa mi ha chiesto di poter simulare una mostra. Abbiamo pensato, insieme al dottor Cattoi, di affidarle come tema Francesco Verla proprio perché è un artista sconosciuto, di cui restano poche opere, quindi ci sembrava un compito in realtà a misura. Ivana è stata molto brava, nella sua ricerca ha individuato delle interessanti novità e quindi abbiamo pensato di passare dalla simulazione alla programmazione, insieme al professor Galli che è stato correlatore della tesi. Abbiamo messo in campo questo progetto, una mostra che vuole indagare un artista sconosciuto non solo al grande pubblico, ma anche agli storici dell’arte. Lo stesso Quitavalle, venuto ieri a vedere la mostra, aveva la curiosità di vedere chi era Francesco Verla. È una scommessa, perché organizzare una mostra di un artista sconosciuto di cui rimangono poche opere oggi è una sfida, però io penso che il compito del museo sia proprio questo, cioè di riuscire a riempire i tasselli mancanti per la conoscenza del patrimonio del proprio territorio. All’interno del museo Diocesano noi avevamo una pala di Francesco Verla e quindi, per me, le mostre devono sempre essere collegate al patrimonio del territorio, ma saper anche guardare oltre, quindi non mostra campanilistiche, ma mostre che possono aprire lo sguardo.

La mostra è coordinata con quella del Museo del Buonconsiglio. Quando abbiamo saputo che anche loro pensavano ad una mostra dedicata a Fogolino, abbiamo proposto di avere almeno le stesse date, di trovare il modo di collaborare. Penso che questo sia importante, il saper collegare due artisti, ad avere una conoscenza continuativa su questo tema sia un valore aggiunto. Il valore aggiunto di questa mostra è che uno studente, ora laureato, ha scritto in catalogo, quindi ha partecipato alla redazione della mostra e penso che questo sia importante perché troppo spesso si pensa ai giovani come a persone vuote, senza passioni. Quello che io dico sempre ai miei studenti è che ci vuole la passione. Dove c’è la passione c’è anche la tenacia per resistere. In questo momento così difficile se uno sa dove vuole arrivare e ha la passione e la determinazione ci arriva. È un messaggio nel quale io credo molto". 

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